14 Gennaio 2010

Animus scribendi

“Animus”, in latino, vuol dire tante cose. Significa coraggio, determinazione, coscienza, sentimento ma anche pensiero. Una di quelle parole che fanno impazzire i liceali al compito in classe.

Questa parola mi perseguita. Da prima ancora del liceo. È stampigliata sotto lo stemma di famiglia da prima ancora che Mary Arden partorisse, mettendo in braccio a suo marito John Shakespeare il piccolo William.

Già, perché tanto per restare in tema, io scrivo. Non come il Bardo, per carità. Anche se – in fondo – tutti quelli che scrivono si somigliano. Scrivono perché non possono farne a meno. E a volte provano persino a farne un mestiere.

A me piace raccontare. Che si tratti di una storia o di un prodotto commerciale, poco importa. Mi piace catturare l’attenzione, incantare, sedurre e persuadere. Muovere il cuore per arrivare al cervello.

E questo “animus” che ho nel DNA – alla fin fine – sembra perfino utile.